Vi invitiamo ad esplorare liberamente il nostro sito e ad esaminare senza pregiudizi il messaggio che vi proponiamo. E' lo stesso messaggio eterno di cui parla la Bibbia quando dice:

"...poi vidi un altro angelo che volava in mezzo al cielo e che aveva l'evangelo eterno da annunziare agli abitanti della terra e ad ogni, nazione tribù, lingua e popolo" (Apocalisse 14:6).



Un tempo per riflettere

Tra una festa e l’altra, corriamo il rischio di ubriacarci; se non di “vin dolce”: di tradizione e ipocrisia. Perciò, diamo sempre un occhiata al senso di queste feste, sia che vi partecipiamo che no. La festa di Natale è stata già trattata. Sono pensieri che non si intendono imporre a nessuno. Solo il Signore può vincolarci, e questo accade solo, quando ci mettiamo onestamente davanti alla Sua Parola e ci lasciamo penetrare; ma gli uomini non possono!

Ed eccola, è arrivata un’altra grande tradizione: l’anno nuovo! Entriamo subito nell’argomento:

L’esperienza e la storia insegnano che il tempo che scorre è un monito continuo alla coscienza dell’uomo.

Introducendo il tempo, il Signore ha, indirettamente, comunicato all’uomo che c’è un futuro che lo attende e il passato gli è di lezione.

La Parola poi, completa il messaggio: o un futuro in comunione col Signore, o separato da Lui!

Che tutte le cose vanno verso la loro fine, è vero ed importante. E tutte, danno questo messaggio: preparati !..

Perciò, il contare gli anni, (il tempo che passa), lo ha voluto il Signore, facendo le stagioni; e lo ha fatto proprio perché l’uomo pensi bene: che il tempo presente giungerà alla sua fine. Insomma, il tempo, Dio lo ha dato perché l’uomo si prepari, continuamente, ad incontrare il futuro.

• Ogni giorno finisce alla sera, e ogni notte al mattino per ricominciare un altro giorno... e non vi è nulla di nuovo sotto al sole, se non qualche nostra decisione di cambiare in qualcosa, che il tempo fa maturare e modellare secondo le vicende vissute.

• Una vacanza... una malattia... sono due cose diverse e distanti tra loro, però nelle vacanze che vorremmo non finissero mai, il tempo fugge freneticamente; nella malattia, che vorremmo finisse presto, il tempo non passa mai!.. Il tempo dunque, ha una velocità relativa, corre a seconda di come lo viviamo.

L’anno che finisce è come la punta di una cometa che è appena passata, dietro di se trascina la scia degli eventi passati, che a poco a poco si allontanano e vanno diradandosi verso l’estremità della coda, fino a svanire nel nulla.

• E poi, c’è la fine per eccellenza: la fine della nostra vita terrena, che sembra essere una conclusione!.. Invece è l’ingresso in una bella, oppure terribile eternità.

Stando dunque al di qua di questa linea di demarcazione, tra quella che consideriamo vita e quella che consideriamo morte, le cose che vediamo passare così velocemente, non sono che un invito di Dio a farci preparare all’eternità.

Perciò, anche la fine dell’anno è una buona opportunità, perché tutti, fra fragori e auguri, facciamo il punto della situazione. Ma i più sono come i passeggeri del Titanic che cantando e danzando, quella notte... chi avrebbe pensato che si sarebbero inabissati nell’oceano? Nessuno!.. Ma così fu! Così è stato anche ai tempi di Noè... Chi avrebbe dato retta a quel “pazzo”! Ma poi venne il diluvio. E la storia è destinata a ripetersi, siccome l’uomo non cambia. Ma alla fine ci sarà, un ultima volta!

Mosè, avendo riflettuto su questa fine, si pone davanti all’Eterno riconoscendo e onorando la Sua maestà con un cantico di lode. Si tratta del Sal 90 da 1 a 12..... leggiamolo:

“1 -O Signore, tu sei stato per noi un rifugio di generazione in generazione. 2 -Prima che i monti fossero nati e che tu avessi formato la terra e il mondo, anzi da sempre e per sempre tu sei Dio. 3 -Tu fai ritornare l’uomo in polvere e dici: <<ritornate o figli degli uomini>>. 4 -Poiché 1000 anni ai tuoi occhi sono come il giorno di ieri quando è passato, o come una vigilia nella notte. 5 -Tu li porti via come un inondazione. Essi sono come un sogno, sono come l’erba che verdeggia la mattina. 6 -La mattina essa fiorisce e verdeggia, la sera è falciata e dissecca. 7 -Poiché siamo consumati dalla tua ira e siamo atterriti dal tuo furore. 8 -Tu metti le nostre colpe davanti a te, i nostri peccati occulti alla luce del tuo volto. 9 -Poiché tutti i nostri giorni svaniscono nella tua ira; finiamo i nostri anni come un sospiro. 10 -I giorni dei nostri anni arrivano a 70’anni e per i più forti a 80, ma quel che costituisce il loro orgoglio non è che travaglio e vanità, perché passa in fretta e noi ce ne voliamo via. 11 -Chi conosce la forza della tua ira e il tuo furore secondo il timore che ti è dovuto? 12 -Insegnaci dunque a contare i nostri giorni, per ottenere un cuore savio”.

Al v 1° C’è una preghiera di lode in cui Mosè vede il Signore come un vero rifugio e sola speranza, malgrado parli anche della Sua ira.

Al v 2° Esalta il Signore che viene da un’eternità che non ha mai avuto inizio. La frase “ab eterno”, significa “prima dell’eternità”.

Ecco, il Signore “è” senza aver mai avuto un inizio.

I vv da 3° a 9 Parlano di qualcosa che riguarda tutti: è il Dio che chiama gli uomini a Sé in un tempo brevissimo, perché, per Lui, 1000 anni sono come un giorno. E siccome è proprio la brevità della vita che vuol indicare, dice che per Lui, 1000 anni, sono:

• come per noi è il giorno di ieri, che è già passato;

• come lo svegliarsi momentaneo nella notte;

• come un sogno, che svanisce;

• come l’erba dei campi, che la mattina cresce e la sera è falciata... Che importanza ha la vita dell’uomo? É insignificante per Dio e... vanità per noi!

Mosè, esaltando la grandezza della Maestà Divina, confessa la piccolezza degli uomini, e dice: “Tu li porti via come una piena d’acqua spazza via tutto”; (questo mi ricorda la diga del Vaiont, da un costone della montagna si staccò del terreno cadde nella diga e l’acqua, stramazzando, scese a valle portandosi via un paese. Quanto più la potenza di Dio).

Nei v 10 e 11 vediamo che questo incontro col Signore, non è la fine, l’annientamento, ma è una chiamata in giudizio. “Così, sotto la tua giustizia, i nostri giorni spariscono come un soffio”, cioè, in un istante; 70-80’anni sono un pugno di giorni. Ed il meglio, il fiore di questi anni: quando abbiamo forza, siamo ricchi e ci divertiamo... per il Signore non sono “che travaglio e vanità”! Riflettiamo un po: Per il Signore, le più belle feste, i nostri migliori successi, il vigore della giovinezza, la forza, la bellezza, ciò che consideriamo “il meglio” di noi stessi; dice la Parola: “il nostro orgoglio”, nelle considerazioni della preghiera di Mosè, non sono che “un travaglio!”. E questo lo spinge ad un’invocazione: (v12) “Signore, insegnaci a contare i nostri giorni...”

In pratica Mosè dice: poiché tu esisti in una dimensione che non è mai cominciata e non finirà mai; vistm che noi siamo meno che niente, una debolezza, una brevità spaventosa: insegnaci ad avere il giusto concetto della nostra vita, nel tempo che ci concedi, affinché impariamo ad approfittarne!

Cosa significa contare i nostri giorni ?

• Anzitutto, significa: non essere stolti ma avveduti, affinché non ripetiamo gli errori commessi nel tempo passato.

• Significa: prendere coscienza che ogni giorno è un dono del Signore che deve essere considerato come un talento da mettere a frutto.

• Significa: comprendere che lo scorrere della nostra vita non procede da noi stessi ma dal Signore: padrone della nostra vita! Quindi anche nel modo di viverla, secondo la Sua volontà, mettendo in atto le Sue indicazioni, di ciò che Lui vuole per noi.

• Significa: considerare che il domani non e nostro e che a noi appartiene solo l’oggi e potrebbe anche essere l’ultimo. Significa poi: considerare ogni giorno come un dono in più della Sua grazia.

• Infine, “Contare i giorni”, ci fa pensare anche al fatto che sono pochi, alla brevità del tempo che abbiamo rispetto all’eternità, .....si possono contare! E, poiché i numepi hanno un valore diverso uno dall’altro, è possibile viverli in modo diverso l’uno dall’altro senza che ciò debba stancarci affatto.

Allora non guarderemo tanto lontano (gli anni), ma ai giorni, “insegnaci a contare i nostri giorni”; dice la Parola, ogni giorno ha la sua importanza, quindi: il Suo affanno ed è inutile lamentarsi. C’è chi maledice il giorno che sta vivendo! ¿Vuol forse dire che in un altro giorno non gli sarebbe accaduto la stessa cosa? I giorni sono tutti uguali e normali, siamo noi che li facciamo diventare diversi, a seconda di come li viviamo. Ma se ci lamentiamo di una vita normale, il Signore in Gr 12:5, ci dà un monito solenne: “Se tu corri con i pedoni e ti stanchi, come potrai gareggiare con i cavalli? -Se ti senti sicuro solamente in un paese pacifico, cosa farai quando il giordano si gonfierà?”. Bisogna essere decisi e volonterosi; quasi sempre, è possibile ricominciare daccapo, ma con la ferma decisione di non voler più cadere nello stesso fallo!

Vediamo ora, in genere l’uomo, come considera il futuro:

• Ogni uomo sente questa realtà incombente: <<il futuro>>; da sempre, vive una paura di cupi presagi del suo domani: <<il futuro lo vedo nero!>>, sentiamo spesso.

• Poi, maggiormente nel passato, in prossimità delle grandi scadenze, gli uomini sono sempre stati colti da crisi di coscienza e paure di quel che stava per accadere allo scadere del tempo. Questa tara, ancora oggi, spiega le pazzie della mezzanotte del 31 di dicembre, appena superata la mezzanotte. Per molti è come aver vinta una feroce battaglia. La fine dell’anno mille dell’era cristiana, fu una spaventosa attesa. La gente aspettava con terrore lo scadere dell’anno, perché, al dire di qualcuno, ci sarebbe stata la coincidenza con la fine del mondo. Scritti di quei tempi, oltre alla tradizione, giunta fino a noi, dicono che era tale la psicosi della fine, che aveva quasi paralizzato la vita di quella generazione.

Ma la fine del mondo (come possiamo confermare anche noi) non venne, e le persone tirarono un sospiro di sollievo; ma hanno sempre continuato a vivere con questo problema davanti. Infatti, fu coniata una frase che dice: “ Mille non più mille”! Che significa che non ci sarebbe stato un altro mille che non sia già venuta la fine. Possiamo anche pensare che siano stati i prelati di allora, i pochi autorizzati a leggere la Bibbia, che diffusero questa notizia, prendendo “fischi per fiaschi”, come succede sempre.

Ma dopo l’illuminismo, con l’aiuto della scienza, sulla base delle scoperte che man mano si facevano, si è dimostrata l’inconsistenza di quella preoccupazione.

Oggi, molta gente, pensa che teoricamente, il mondo non finirà mai. Ma sotto sotto, il timore è sempre presente, e il 31 dicembre esplode la gioia dello “scampato pericolo”.

Oggi la scienza e il materialismo si sono liberati, non solo della paura di quelle date fissate dagli uomini, ma anche del principio di una fine catastrofica. Oggi si parla della durata del sole e della terra in termini di miliardi di anni, e nessuno pensa più, che alla fine, (illusione), ci debba essere un “giudizio”!..

Però, malgrado il cinismo e l’incredulità, ricordo: non più di 30 o 4° anni fa, un certo Dotto La Bianca mi pare, annunziò che in un preciso giorno, che lui aveva calcolato e indicato in anticipo, sarebbe venuta la fine del mondo. Lui si rifugiò su un monte in Svizzera - lo ricordo bene - tutta l’Italia tenne il fiato sospeso fino a dopo la scadenza fissata. Tutti i giornali ne parlarono.

La vita è così frenetica che molte notizie le perdiamo, ma di profeti che annunciano una fine del mondo, con tanto di data e ora, ve ne sono sempre stati molti. Bisogna dire allora, che malgrado l’incredulità, latente, nel cuore di ogni uomo, c’è il concetto e il timore della fine.

Ma che si pensi alla fine è anche nella volontà del Signore!

La fine è come le due facce di una moneta: La fine di ogni anno coincide con l’inizio dell’anno successivo; dunque, se dobbiamo pensare ad un futuro che è alle porte e preoccupa, c’è anche un passato che può far luce, e deve essere esaminato.

Certo, il diavolo ha inventato cenoni e divertimenti per spegnere quella luce, ma il credente non si lascerà ingannare, anzi sarà più saggio e rifletterà affinché gli errori del passato diventino lezioni per il futuro.

E allora qui noi, ci dobbiamo porre alcune domande:

• ¿ abbiamo lasciato vivere Cristo in noi? (Paolo diceva: “non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me” Gal 2:20). ...Oppure, osservando i ricchi, i vincenti, i furbi del mondo li abbiamo invidiati? Perché, vedete: oggi si comincia ad invidiare anche gli indagati!.. (...non sei indagato? ¡Non vali niente!).

Nel Sl. 73:17-20, Asaf si strugge d’invidia per i vanagloriosi e per la prosperità dei malvagi; Ma quando considerò le cose alla luce di Dio, fu sazio di gioia: “finché non sono entrato nel santuario di Dio e non ho considerato la fine di costoro” (17).

Oppure, (un altra domanda), ¿siamo delusi e sfiduciati? Sconvolti da una malattia che è entrata nella nostra casa, rompendo l’armonia che vi regnava con i nostri cari? Un dissesto finanziario, una perdita, una grave ingiustizia subita? .....É possibile, a me (sia pure come credente) è successo! Come ho reagito? sono deluso, sfiduciato? ¿Non sapevamo forse, che queste cose dovevano accadere? Specie ai credenti poi, che debbono essere semplici come colombe! Ma questo capita quando si esagera, quando ci dimentichiamo di dover essere anche: astuti come serpenti. Gesù ci lasciò detto: “Avrete tribolazioni nel mondo, ma fatevi animo, io ho vinto il mondo” Gv. 16:33.

Infatti, se il nostro cuore non canta le lodi del Signore in queste circostanze, allora siamo in un grosso problema! Perché non ci sono soltanto l’invidia, la sfiducia, e l’abbattimento; ci sono anche la gioia e la contentezza per aver lavorato per il Signore, averLo servito fedelmente, per avere sofferto con fiducia e con speranza, per aver accettata la Sua volontà!

Ma, anche qui c’è un sottile pericolo, ed è bene che vi riflettiamo.

Zaccaria è stato un profeta successivo alla cattività d’Israele insieme ad Aggeo e Malachia. EgIi ha incoraggiato sia il rientro degli esuli, sia la ricostruzione del Tempio e di Gerusalemme. Però di fronte ad un interrogativo del popolo, il Signore gli pone una domanda pungente: (Zc. 7:9) “avete voi digiunato per Me? ........proprio per me ?” I Giudei avevano chiesto a Zaccaria, se dovevano continuare il digiuno anche ora che la cattività era finita. A tale domanda il Signore risponde con un altra domanda (v. 5). “l’avete fatto per me, ...proprio per me?”

(Isaia, 58:1-7 dice che prima della cattività digiunavano, ma empiamente, conservando nei loro cuori la malvagità e l’egoismo).

In fine chiediamoci:

• Come ho vissuto la mia vita cristiana quest’anno? L’ho veramente vissuta per la gloria di Dio?

• Ho fatto tutto realmente soltanto per la Sua gloria e in nome Suo? Oppure ne ho preteso una parte per la mia gloria?

Questa domanda, il Signore la rivolge oggi ad ognuno di noi: “L’avete fatto per me? ..........proprio per me ?”

Il messaggio qui, visto che siamo in tema di revisione, implica il pericolo di alcuni credenti di autoingannarsi, e di essere alla fine, dei tralci che dimorano nella vite solo in apparenza, ma non si nutrono di essa. Si che in “quel giorno” il Signore li reciderà! E per loro, non sarà una squalifica, bensì la disillusione di una qualifica di cui ci si illudeva di avere! Infatti, c’è, il pericolo dell’apparenza... Ma il Signore conosce questi cuori senza vita e aspetta che si convertono realmente.

Gesù in Mc.12:40 non approva coloro che per apparire, “fanno lunghe orazioni”; In MT. 21:19 fece seccare alla Sua parola, un albero di fico verdeggiante ma senza frutti. Anche Paolo in 2 Cor. 5:12 ammonisce contro: “ciò che è apparenza e non proviene dal profondo del cuore”. Ma quest’ipotesi, richiede un esame a parte; accurato, nell’intimo del cuore, per verificare se “siamo nella fede”; se la nostra vita è stata cambiata dal Signore, oppure non è cambiata affatto! Perciò, è una cosa della massima onestà, chiarezza e urgenza!

• Infine, cosa ci aspettiamo dal 1997 che non abbia stabilito il Signore per noi? Ovvero, Che progetti abbiamo nel cassetto? ¿sono ambiziosi per la Sua gloria o per soddisfare le nostre voglie? Non è solo per un consuntivo la riflessione che faremo, ma anche un preventivo: quello che posso spendere e in che modo, alla Gloria del Signore, per il nuovo anno che inizia!

In conclusione, essere nella fede è, un continuo vegliare sulla nostra vita, sul tempo che passa, giorno per giorno. E... un punto della situazione, un esame generale, una volta all’anno, può essere una buona norma, perché le nostre aspirazioni sono “la cartina tornasole per saper quanto amiamo il Signore!