Vi invitiamo ad esplorare liberamente il nostro sito e ad esaminare senza pregiudizi il messaggio che vi proponiamo. E' lo stesso messaggio eterno di cui parla la Bibbia quando dice:

"...poi vidi un altro angelo che volava in mezzo al cielo e che aveva l'evangelo eterno da annunziare agli abitanti della terra e ad ogni, nazione tribù, lingua e popolo" (Apocalisse 14:6).



La fede dei Tessalonicesi

Salomone in Pro 4:18 dice: “Ma il sentiero dei giusti è come la luce dell’aurora, che risplende sempre più radiosa finché è giorno pieno”.

Sono pochi quelli che vedono spuntare l’aurora e quei pochi, purtroppo, è gente costretta dal lavoro; ma quel sacrificio è ripagato con uno spettacolo meraviglioso.

“Il giorno pieno”, non viene pigiando un interruttore; è graduale: dalla notte fonda arriva il crepuscolo; dal crepuscolo l’aurora; dall’aurora al giorno pieno.

Molte cose nella vita sono così, “graduali”; la vita stessa va dal crepuscolo al tramonto: infanzia, adolescenza, maturità e vecchiaia; così è per tutte le cose; anche le vie e i sentieri di questo mondo, nascono in un posto e finiscono in un altro!

Ma c’è un eccezione: “il sentiero dei giusti”; Salomone dice: “Finche è giorno pieno”. Per i giusti non c’è un tramonto, il sole è in costante crescita e si ferma a mezzogiorno.

Cosa vuol dire questo detto di Salomone? Vuol dire che la vita spirituale dell’uomo, presenta solo due aspetti, che si possono riassumere in: “luce” e “tenebre”, come il giorno e la notte. Una vita sempre più risplendente, è una vita che cresce moralmente e spiritualmente. Una vita sempre più tenebrosa, è una vita che precipita moralmente e spiritualmente. Una vita neutra non esiste, infatti gli uomini il Signore li vede come salvati e perduti.

Qual è il sentiero dei giusti?

Diciamo subito che il sentiero non è un autostrada; è una via stretta, a volte tortuosa, con salite, discese, dirupi; è una via angusta, faticosa, come la luce dell’aurora, che sembra faccia fatica a spuntare, ma poi, vediamo quella luce affrettarsi a crescere sempre più radiosa, finche è giorno pieno. Questo sentiero non può essere percorso da altri che da quelli che si lasciano ammaestrare dalla Parola di Dio.

Il mondo incredulo, invece, siccome non riceve alcun ammaestramento, non ha alcuna meta, corre verso la notte fonda. Vediamo un po ora, che significa: camminare per il sentiero dei giusti?

Leggiamo in 1Tes.1:1-5................

A volte l’Apostolo Paolo, senza mezzi termini, è duro nel rimproverare alcuni credenti che rifiutano di condurre la loro vita cristiana, percorrendo il sentiero; è il caso dei Corinzi o dei Galati, quando li chiama “insensati”. Però scrivendo ai Tessalonicesi, li elogia, perché percorrendo il sentiero dei giusti, quei credenti, si erano incamminati verso la luce piena.

In questi versetti, ci sono tre aspetti luminosi della vita di fede dei Tessalonicesi che possiamo vederli come modelli di vita Cristiana, perciò, meritevoli di essere imitati da ciascuno di noi per meglio onorare il Signore. Si tratta: 1° “dell’Opera della vostra fede”; 2° “le fatiche del vostro amore”; 3° “la costanza della vostra speranza”. Vediamo il

1º aspetto:

l’opera della vostra fede

Paolo elogia il frutto di una fede reale, viva, efficiente, operante, che è presente nella Chiesa di Tessalonica.

La fede dei credenti infatti, è una virtù: spirituale e concreta allo stesso tempo! Perché gli effetti benefici di questa parola astratta, si manifestano concretamente.

La fede è come “il morbillo”: si può diagnosticare per l’esantema, cioè le macchie che si manifestano sul corpo del fanciullo. Quando c’è l’esantema, quel “male” può definirsi “morbillo”. Così è della fede. Quando ci sono i frutti, si chiama fede.

Paolo, infatti, dice: “Poiché in Cristo Gesù, né la circoncisione né l’incirconcisione hanno alcun valore, (come dire il chiamarsi cristiani), ma la fede che opera mediante l’amore” Gal 5:6.

Questa fede concreta, si sviluppa e si manifesta in tre direzioni precise. Quindi, non è il caso di interrogarci come credenti, se abbiamo fede oppure no, basta specchiarci, “per vedere se siamo nella fede”!

La fede opera nel nostro atteggiamento verso il Signore prima di tutto:

I. Con la presa di coscienza che tutto proviene da Lui: “che ha fatto il cielo e la terra, il mare e tutte le cose che sono in essi”, dissero Barnaba e Paolo in Listra mentre evangelizzavano una folla che li aveva scambiati per Giove e Mercurio (At.14:15). La vita stessa, è un dono che ci ha fatto Dio, affinché ci stupiamo del creato e riconosciamo Lui quale architetto divino.

II. Poi, che non ci ha abbandonati al nostro destino, ma si è interessato continuamente di noi, e lo ha fatto in tanti modi; ci ha anche fornito l’intelligenza per poterlo conoscere.

III. Infine, ha acceso l’amore, il rispetto, il timore e la fiducia che abbiamo in Lui, trovando Egli stesso la strada per arrivare al nostro vecchio e arido cuore, manifestandosi al mondo per mezzo dell’unigenito Suo Figliolo: Gesù Cristo.

Quando questi tre fatti, sono presenti e reali nella vita di un individuo, vuol dire che c’è la fede, come l’esantema del morbillo; Dio è presente e Signore di quella vita; e come Signore di essa, Egli vuole il controllo di quella vita e “il primato in ogni cosa” (Col.1:18).

• La fede vera, opera un risanamento nell’anima nostra, nel senso che: esce dall’incertezza, dal travaglio, dalla povertà, dalla debolezza e dalla sofferenza e perviene: alla stabilità, alla forza, alla gioia, per poter affrontare eventi di livello superiore. Paolo in 2Tim1:7 ci ricorda che: “Dio non ci ha dato uno spirito di paura, ma di forza, di amore e di disciplina”. Tutto questo opera per il nostro bene e quello degli altri.

• La fede vera, opera necessariamente un cambiamento di comportamento esteriore, rispecchiando quello che è avvenuto interiormente.

• La fede vera, opera un riordino e dona un equilibrio psichico e morale; la persona intera, viene trasformata ed è resa stabile.

• La fede vera, consente di rendere concreti tutti gli ordinamenti del Signore perché non vi sono in noi stessi, virtù capaci di soddisfare le esigenze di Dio.

In questo senso è anche un segno inequivocabile di verifica, che questo miracolo in noi, è realmente avvenuto. Per saperlo, abbiamo bisogno solo di specchiarci nella Parola, controllandoci con obiettività ed onestà tra quanto ci viene prescritto e quali effetti produce in noi. Una verifica del genere, Paolo l’ha proposta agli Efesini, (quasi come fosse un quiz) con sette quesiti a cui dare una risposta: vediamo cosa dice in Ef.4:22-32:...... leggere......

Se dovessimo rispondere noi, da uno a dieci, obbiettivamente, che voto ci daremmo per ciascun quesito? Da uno a cinque o da sei a dieci? Sufficiente o insufficiente? Saremo nella sufficienza se abbiamo fatto quello che ci propone la Parola: “Se ci siamo spogliati, per quanto riguarda la condotta di prima, dell’uomo vecchio.... per essere rivestiti dell’uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e santità della verità”. Il male, dunque, è alla radice: vivremo meglio la vita, a seconda di come l’abbiamo lasciata modellare e vestire dal Signore .

2º aspetto:

le fatiche del vostro amore

L’Evangelo, in sostanza, dice: “credi e vivrai”. Con questo comprendiamo che è il Signore che ci viene incontro per salvarci, senza far gravare su noi, alcun peso, nulla, gratuitamente. Però attenzione: Egli ha dato la Sua vita per salvare la nostra, ora però vuol vivere Lui nella nostra vita.

Qui, qualcosa si ribella nel senso di giustizia dell’uomo, abituato com’è ai contributi a fondo perduto, si chiede: ma ¿perché questo scambio? “vita per vita”? ¡Ma... per salvaguardarla! Per proteggerla! Per educarla! Per rinnovarla! Per eternarla nella luce piena! Per evitarci di riprecipitare nelle tenebre e riperderci. Il Signore salva una volta, dopo di chè “non resta più alcun sacrificio per i peccati”, dice lo scrittore della lettera agli Ebrei 10:26. Se non ci mettessimo al sicuro nelle Sue mani, dandogli il controllo della nostra vita, noi saremmo continuamente perduti. Ecco perchè Lui vuole la direzione, le leve di comando della nostra vita, e vuole farlo col nostro consenso, con la nostra comprensione e collaborazione. Infine, poi, si aspetta che Lo amiamo con tutto il nostro cuore. Ce lo chiede nel primo dei due grandi comandamenti.

Per molto tempo io mi sono sentito come un motore che girava a folle; non sapevo in che modo potevo manifestare l’amore verso il Signore; un amore che non sentivo nel senso umano se non nel senso della ragione, della razionalità. Non capivo in che modo l’Essere supremo avesse potuto gradire il sentimento del mio umano e povero affetto. Mi sentivo isufficiente, insignificante e non sapevo per quale via e cosa far giungere a Lui oltre al formale ringraziamento. Un giorno glielo chiesi espressamente in preghiera e dissi pressappoco così: Signore, io credo in Te, ho capito che se ci sono io, ci sei anche Tu; ho capito quanto sei grande e il bene che mi hai fatto salvandomi mediante Gesù Cristo e illuminando la mia mente, ma ho capito anche che i Tuoi sentimenti non sono come i miei; Tu mi hai amato mentre io non ero affatto interessato a Te; il Tuo amore mi sovrasta, è troppo grande per poterlo ricambiare; perciò fammi comprendere: che significa amare Te; in che modo posso amarti, far giungere a te questo sentimento!

La risposta l’ho avuta, l’ho avuta perché la cercavo; certo non mi aspettavo una voce dal cielo che avrei potuto ascoltare coi miei orecchi; ma il Signore mi ha risposto con la Sua Parola scritta; si, la Bibbia risponde veramente a tutto. Anche questo l’ho capito successivamente. Allora: ¿quale fu la risposta? Quale amore; come far giungere al Signore quello che sentiamo per Lui? É facilissimo, è l’uovo di Colombo: basterà amare ciò che Egli ama, e odiare ciò che Egli odia; questo coincide con le Sue aspettative, questo è l’amore che Lui si aspetta quando ci presentiamo davanti a Lui. Il Signore non si aspetta le nostre mani piene di oro e argento, ma che noi gli siamo ubbidienti, rispettosi dei Suoi comandamenti, e quindi: che amiamo il nostro prossimo come noi stessi. Questo Lui lo riconosce come: fede, dedizione, “amore” per Lui; ce lo dice Gesù stesso Mt.25:31-45 “Perché ebbi fame e mi deste da mangiare; ebbi sete e mi deste da bere; fui straniero e mi accoglieste; fui nudo e mi vestiste; fui malato e mi visitaste; fui in prigione e veniste a trovarmi. Ma!? Signore: Quando ti abbiamo fatto tutte queste cose? Allora il Signore risponderà: in verità vi dico che in quanto lo avete fatto a uno di questi miei minimi fratelli, l’avete fatto a me”.

Una fede autentica, dunque, è completa quando avremo imparato ad amare i minimi tra di noi. Questo significherà: “amore per il Signore”, ubbidienza, consacrazione; onoreremo il Signore con un servizio di fedeltà, con la nostra dimora costante in Lui, con la Sua presenza costante in noi. Un amore così, per riconoscerlo, abbiamo anche qui la tabella della verità: produce inevitabilmente due frutti precisi: fatiche e sofferenze! Così è dei genitori per allevare i figli; le relazioni fra mariti e mogli; fratelli nella famiglia; fratelli nella Chiesa.... possiamo forse dire che questi rapporti sono tutti rose e fiori? No!

Ora però, attenzione l’amore vero, dice la Parola, è sempre accompagnato dalla sofferenza; e questo, prima o poi, può diventare un peso per chi ama. Infatti, l’amore non è soltanto attaccamento gioioso bilaterale, fatto di affetto e tenerezza; ma è soprattutto un voler perseguire con impegno e dedizione, il massimo bene per l’essere amato! Quindi, l’amore vero è anche un progetto che non si finisce mai di portare a compimento, è sempre in via di perfezionamento, perciò occorre sempre: impegno e sacrificio! L’uomo, in genere

  • Ha una natura corrotta ed egoista, perciò è incapace di amare!
  • L’uomo vive in un mondo tenebroso, malvagio, incline al male, ....non conosce l’amore.
  • Nell’uomo c’è diffidenza, ostilità, chiusura all’amore vero, puro, sincero. Perciò, l’amore, anche quando c’è viene a scontrarsi con molti ostacoli.
  • Non ultimo, l’oggetto dell’amore, che è una persona, colui che deve essere amato il coniuge, il figlio, il fratello, il prossimo: non è amabile al °°/°°. Il più delle volte, diventa un peso che deve essere sopportato! Perché? Perché vuole essere amato a modo suo! Vuol essere coccolato!

Per tutte queste ragioni, esercitare l’amore è una fatica... una sofferenza; fatica e sofferenza, il credente deve compiere in risposta all’amore del Signore per lui.

In una situazione così scabrosa per il credente, dove trovare un amore che abbia una capacità sufficiente? Ce lo dice 1Gi.4:7-8,16 “Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, poiché l’amore è da Dio e chiunque ama è nato da Dio e conosce Dio. -Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è Amore. -E noi abbiamo conosciuto e creduto all’amore che Dio ha per noi. Dio è amore; e chi dimora nell’amore dimora in Dio e Dio in lui.”. Ecco la risposta: soltanto il Signore può infondere un tale amore nel nostro cuore! Se Cristo ha amato me fino alla morte della croce, io sopporterò questa sofferenza e fatica per esprimerGli la mia gratitudine?

Solo un altra parola per alleviare la fatica di quelli che ci amano: Fratelli e Sorelle: lasciamoci amare come loro sanno amarci... perché essere amati come piacerebbe a noi, non è facile per loro, aiutiamoli a farci amare, essendo più amabili; perché, può darsi che non sanno farlo diversamente. Non sia un diritto o una pretesa l’amore, ma una loro concessione e una benedizione di Dio. Ognuno, poi, risponderà di se stesso, come ha gestito la sua vita in questo grande comandamento che equivale alla metà di tutti i comandamenti.

3º aspetto:

La costanza della vostra speranza

Le promesse del Signore, così ricche e meravigliose, accolte nel cuore mediante la fede, costituiscono sempre una la speranza. Ma “la Beata speranza” è un’altra cosa.

Paolo parla della “beata speranza” anche in Tito 2:13 dicendo: “aspettando la beata speranza e l’apparizione della gloria del grande Dio e Salvatore nostro, Gesù Cristo”; il ritorno di Cristo per rapire la chiesa. Questo costituisce l’evento più gioioso, più grande e più desiderabile di qualunque altra “speranza”! Sono ormai 2000 anni che i veri credenti aspettano questo evento e tutti sono sempre stati “costanti” nell’attesa. Perciò, occorre che anche noi aspettiamo con pazienza e costanza nella speranza!

Bisogna prendere atto che: la fede operante, non risiede costantemente nella nostra volontà e capacità, ma è una decisione quotidiana, che ha bisogno di essere riconfermata nella preghiera giorno per giorno. Non parlo della salvezza ma della “fede all’opera”; quanti credenti hanno cominciato bene, infuocati di zelo, con progetti immensi, quante grandi promesse! Quante decisioni! Ma poi si sono arenati sulle varie secche della vita! A volte ci è sembrato di aver fallito in tutto! Ma poi abbiamo gridato al Signore (non per la preoccupazione che non ci sentisse, ma per il fuoco che bruciava dentro di noi) e abbiamo constatato la Sua fedeltà! Ed Egli ci ha rialzati!

Infatti, la nostra fede è continuamente sottoposta a svariate prove, e se non vegliamo, siamo tentati di “buttare tutto ai pesci” si dice a bordo delle navi: la persecuzione a causa della nostra fede, le malattie, il lavoro, il peso della famiglia, i soldi che non bastano e tante altre cose, sono prove da superare costantemente. L’unico rifugio è la preghiera, giorno per giorno, evento per evento...

La lettera agli Ebrei (nuova Diodati) ci comunica un grande ammonimento al riguardo 10:34-36: “...avete anche sofferto con me nelle mie catene e avete accettato con gioia di essere spogliati dei vostri beni, sapendo di avere per voi dei beni migliori e permanenti nei cieli. -Non gettate via dunque la vostra franchezza, alla quale è riservata una grande ricompensa. -Avete infatti bisogno di perseveranza affinché, fatta la volontà di Dio, otteniate ciò che vi è stato promesso”.

La nostra fede ha bisogno di essere continuamente ravvivata da: “franchezza e da perseveranza”, cioè: persistenza, fermezza!

Un esempio di costanza, ci viene data anche in Eb.11:24-29, dove parla della fede di Mosè. Mosè ebbe fede in Cristo!? (26) “stimando il vituperio di Cristo ricchezza maggiore dei tesori d’Egitto, perché aveva lo sguardo rivolto alla ricompensa”.

Perciò, poniamoci un quesito, e lasciamo che il Signore scruti fino in fondo al nostro cuore: qual è la “beata speranza” che stiamo vivendo? La vincita alla lotteria nazionale; che scenda l’inflazione; che si risolva il problema della disoccupazione; che scoprano il vaccino contro il cancro, la leucemia, l’AIDS; che cessino i terremoti, le guerre, la malvagità nel mondo, e che finalmente l’uomo pervenga alla pace? Tutte queste cose non sono sbagliate ma sono solo limitate. Una sola è la vera ed eterna la beata speranza: Il ritorno del Signore!

Sono queste le alternative che determinano il nostro modo di vivere!

Nella misura in cui viviamo la beata speranza, rinunziando al mondo, alle sue attrattive, ai suoi favori, alle sue ricchezze; (cose che non potranno eredare il Regno di Dio con noi, anzi possono impedircelo), noi avremo realizzato: che la luce della fede si trasformi in "giorno pieno, radioso.

Questa era la lode di Paolo ai fratelli di Tessalonica. Che bell’elogio ha potuto far loro! Che bello sarebbe se ciascuno di noi ricevesse gli stessi elogi! Interroghiamoci, fratelli e sorelle!

Possa il Signore stesso darci la Sua approvazione per la nostra vita!

Amen