Vi invitiamo ad esplorare liberamente il nostro sito e ad esaminare senza pregiudizi il messaggio che vi proponiamo. E' lo stesso messaggio eterno di cui parla la Bibbia quando dice:

"...poi vidi un altro angelo che volava in mezzo al cielo e che aveva l'evangelo eterno da annunziare agli abitanti della terra e ad ogni, nazione tribù, lingua e popolo" (Apocalisse 14:6).



dal Sermone sul Monte


Lc.6:17,26 "Disceso con loro, si fermò in un luogo pianeggiante. C'era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidone, 18 che erano venuti per ascoltarlo ed esser guariti dalle loro malattie; anche quelli che erano tormentati da spiriti immondi, venivano guariti. 19 Tutta la folla cercava di toccarlo, perché da lui usciva una forza che sanava tutti. 20 Alzati gli occhi verso i suoi discepoli, Gesù diceva: "Beati voi poveri, perché vostro è il regno di Dio. 21 Beati voi che ora avete fame, perché sarete saziati. Beati voi che ora piangete, perché riderete. 22 Beati voi quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e v'insulteranno e respingeranno il vostro nome come scellerato, a causa del Figlio dell'uomo. 23 Rallegratevi in quel giorno ed esultate, perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nei cieli. Allo stesso modo infatti facevano i loro padri con i profeti. 24 Ma guai a voi, ricchi, perché avete già la vostra consolazione. 25 Guai a voi che ora siete sazi, perché avrete fame. Guai a voi che ora ridete, perché sarete afflitti e piangerete. 26 Guai quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti facevano i loro padri con i falsi profeti. 

Introduzione:  

La Bibbia è il libro più diffuso nel mondo; la parte più citata della Bibbia è il Vangelo, e in esso le pagine più note sono "il sermone della montagna". Persino i Bramini induisti (seguaci del brahmanesimo) lo leggono agli angoli delle strade, assieme ai testi vedantici, i loro libri sacri. 

Questo Sermone sul Monte è la carta magna del regno di Dio. In esso comunica una grande speranza, ma è anche la verifica riguardo alla nostra appartenenza al Signore. 

Se prendiamo sul serio il suo messaggio, scopriamo che la vita cristiana è talmente rovesciata rispetto a quella naturale che adeguarcisi senza avere la vita di Cristo è impossibile; non se ne farà che una brutta caricatura. 

Quando Gesù ha pronunciato il Sermone sulla Montagna, si trovava in Galilea. Era tornato dalla Giudea, dove era stato battezzato, ed era già stato tentato nel deserto... 

Aveva già compiuto vari miracoli, perciò la Sua fama era ormai oltre i confini tutt'intorno... 

Aveva già raccolti molti discepoli, dei quali, dopo una notte di preghiera, ne elesse 12 ad Apostoli. 

Proprio in quell'occasione, scendendo dal monte, con i discepoli, si trovò alla presenza di una gran folla , sia di discepoli che di gente d'ogni genere. 

Nei primi due versetti del testo v.17-18. Vediamo a chi è rivolto il "Sermone" sulla Montagna. "...e gran quantità di popolo da tutta la Giudea e da Gerusalemme e dalla marina di Tiro e di Sidone, i quali eran venuti per udirlo e per esser guariti delle loro infermità". Ma è chiaro al v.20 che Egli parlava ai Suoi discepoli. Ma, poiché lo faceva in presenza di tutti è certo che voleva far giungere il Suo messaggio a tutti, non solo ai discepoli e alla folla, ma anche a noi. 

"Sermone" vuol dire letteralmente "discorso", detto specialmente in materia religiosa. Viene dal Latino "sèrmo", cioè: discorso o ragionamento, fatto con gravità. E vuol dire anche intrecciare parole; infatti "serto" è la voce poetica di dolore, l’intreccio di spine poste sul capo di Gesù. 

In sintesi Gesù, pronuncia tre grandi principi di messaggio: 

1. Delle beatitudini, o della felicità. 
2.Guai a voi.  
3.Ma, voi che ascoltate. 

Nei vv.20 a 23 Gesù inizia a pronunciare i primi articoli delle "beatitudini". 

In questi articoli si scopre che Egli "ribaltava" completamente tutti i valori esistenti; tutte le esperienze più naturali della vita! Pensate se Gesù dicesse ai nostri tempi ad una folla di disoccupati: "Beati voi poveri"! Eppure non siamo lontani da questa realtà quando Gesù proclamò la Sua carta costituzionale. 

V.20 "Beati voi che siete poveri..." il parallelo di Matteo, scrive "beati i poveri in ispirito", ma dal contesto appare chiaro che Gesù intendeva proprio anche poveri di cose, di sostanze materiali. 

I religiosi e gli umanisti si aggrappano a questa forma di Luca... Ma noi non vogliamo disputare sul contenuto della Parola. Certamente Gesù pensava ai "poveri in spirito", perché questi sono i semplici, i deboli, gli umili: coloro che non hanno unghie con cui graffiare, ne fauci con cui sbranare... 

Ma, in senso lato, nel Suo amore e senso di giustizia, è comprensibile che Gesù faccia una promessa anche a chi è nella miseria per destino, non per motivi di pigrizia. Oggi giorno sono molti quelli i cui destini non se lo sono fatto da loro stessi ma è stato loro imposto dalla società dei furbi, gli egoisti, i ladri! No? 

Credo che in senso lato, voglia dire, che in questo "regno", che è di Satana, i perdenti, i maltrattati hanno una porta aperta di ricompensa, di ristoramento nel regno di verità e di giustizia del Signore. 

Questa "beatitudine", è un grande principio che non pregiudica assolutamente le condizioni della dottrina della salvezza mediante la fede e la conversione. Gesù, fa soltanto una grande promessa sulla quale, per la fede è bene abbandonarsi e confidare. 

  

In altre parole, "il Regno di Dio" è preparato per coloro che per un motivo o per un altro sono "il rifiuto", dunque una mancanza di armonizzazione con questo regno di tenebre. E questo principio, ben si armonizza con tutto lo spirito delle Scritture. 

Il mondo ci rifiuta perché noi rifiutiamo il mondo, ma perché questo mondo tenebroso è organizzato da satana e i suoi seguaci! 

Molti si adattano a questo mondo e alle situazioni che vengono loro imposte, si inchinano davanti a Baal, pur ritenendo che sia sbagliato e vivono la loro vita nel compromesso, e lo fanno come schiavi! 

Ma per questo il Signore è venuto: per liberare degli schiavi!.. 

  

La riflessione è valida anche per le altre "beatitudini." : 

  • "Beati voi che avete fame, perché sarete saziati".
  • "Beati voi che ora piangete, perché riderete ". Questo ridere è gioia, letizia, appagamento, soddisfazione.

Si deve considerare che il dolore di ogni genere è il frutto di questo regno imposto da Satana, mentre il Regno di Dio è di gioia e di soddisfazione. 

Ma al v.22 la "beatitudine" diventa fede piena : "Beati voi, quando gli uomini v’avranno odiati, e quando v’avranno sbanditi d’infra loro, e v’avranno vituperati ed avranno ripudiato il vostro nome come malvagio, per cagione del Figliuol dell’uomo" -Questa beatitudine, c’è quando l'odio il ripudio e il vituperio si abbattono su noi, non a causa della nostra malvagità, ma a causa della "nostra comunione con Cristo". 

La parola "in quel giorno", non si riferisce al "regno futuro", ma proprio al giorno stesso in cui siamo odiati ! 

La felicità ed il giubilo è per "subito" : il momento stesso in cui si è colpiti. Si.., possiamo gioire per la fedeltà nella sofferenza! Ma c'è di più: nel cielo, come abbiamo letto, è preparato un grande premio per chi è vituperato per il nome del Signore, questo equivale Anche alla fedeltà. 

Ma, per poter credere a questo "rovesciamento" di eventi, occorre una fede reale, vera; che consiste in una pazzia rispetto alla logica di questo regno! E questi sono fatti, che non si possono camuffare agli occhi del Signore. 

Per poter realizzare questo modo di vivere, occorre essere morti a noi stessi per vivere a Dio! "Non più io ma Cristo"...  

Allora, la beatitudine sta nella povertà, nella fame, nel pianto, e nell’essere vituperati, ma per Cristo e non per altro, e neppure ricercando questo: artificialmente!. 

  

I guai. 

Dal v.24-26, sembra che Gesù distolga gli occhi dai discepoli e li posi su un'altra categoria di persone: la massa che era là. 

Ciò che "predicava" è questo: "Guai a voi ricchi perché avete già la vostra consolazione". 

Scopriamo qui una cosa molto strana: chi soffre deve rallegrarsi, e chi sta bene deve piangere. Ma questo, non perché sia giusto così, ma perché Gesù sa che nel futuro le cose saranno ribaltate passando per una selezione divina, al vaglio della giustizia di Dio. 

Il tempo presente è breve, ma il futuro è eterno. Il presente è chiamato "malvagio secolo"; il futuro è la Gerusalemme Celeste. 

La giustizia di cui siamo affamati ed assetati, non è in questo mondo; altrimenti ne saremmo sazi! Ma la vivremo quando saremo oltre questo mondo. 

Per questo Gesù spiega che un giorno tutto sarà ribaltato: la gioia diventerà dolore, e il dolore diventerà gioia. Questo ci ricorda la parabola del "ricco e Lazzaro" Luca 16:19-25. 

  

Vediamo che anche qui, Gesù, fissa un principio, col quale poi valuterà altri valori, sempre di questo regno, della vita che viviamo. 

Da che l'uomo ha preso coscienza delle varie componenti della vita, la "ricchezza" è sempre stata una bramosia di tutti. E Gesù, riconosce che la "ricchezza" può dare tante soddisfazioni. 

Questa parola, che è un "guaio", riguarda anche ciascuno di noi, se pensiamo che le ricchezze ci possono rallegrare. 

  

Credo che un pò tutti dobbiamo confessare questo indice di "carnalità": l'amore per le ricchezze. E Gesù lo mette fra i "guai" tipici del regno di Satana, e ci mette in guardia! 

Il credente dovrebbe essere persuaso che le ricchezze danno più danni che consolazioni! 

Ma c’è di più: il fatto di questa carnalità, non è solo di ordine pecuniario. C’è chi vuole sentirsi appagato e ricco anche: di bellezza, di scienza, di arte, di intelligenza ed altro. Tutto questo non è peccato in se stesso, ma può diventarlo nel modo di farne uso, esattamente come il denaro. 

Ed anche qui, vediamo come sia difficile adeguare mente e cuore a questi principi e riconoscerli come guai. Per questo occorre imparare a piangere e a ridere onestamente, e chiedere al Signore un rinnovamento vero, reale del nostro cuore concupiscente. 

  

Poi continua: 

  • "Guai a voi che siete ora sazi, perché avrete fame "
  • "Guai a voi che ora ridete, perché farete cordoglio e piangerete"

Gesù aveva dunque un "bersaglio": la gioia che risiede nell'essere appagati, sazi e sani, in questo mondo, la passione per i godimenti di questa vita separati da Dio. 


Si scopre qui che Gesù colpevolizza tutto ciò che è la gioia, i piaceri, il meglio considerato da questo mondo. 

Non viene salvato nulla di ciò che è importante! Più uno è nelle soddisfazioni di questo mondo, maggiormente si troverà nei guai ! 
Non è forse così ? Forse c’è chi non ci crede! Ma è solo perché ha poca esperienza della vita! 

Ma perché? Come spiegare questo fatto così radicale? 

È Semplice: perché sono gioie create da Satana; studiate appositamente per mantenere alienato l'uomo dalle gioie eterne e sante, del Regno di Dio! 

Noi non possiamo godere contemporaneamente delle gioie del Signore e di quelle di Satana! 

Avendo dichiarato che "rovescerà" ogni cosa, va da sé che la consolazione diventerà affanno; la sazietà diventerà fame e sete; e il riso diventerà pianto e stridor dei denti! 

D'altra parte, come si potrebbe dare refrigerio con giustizia, a chi ora, soffre e pena, per essere fedele al Signore, se non ci fosse un ribaltamento delle cose ? 

Fra i "guai" comprensibili, Gesù ne indica uno molto sottile, sul quale faremmo bene riflettere tutti: v.26 "Guai a voi quando tutti gli uomini diran bene di voi, perché i padri loro facean lo stesso coi falsi profeti". 

Il Signore c'invita a dare sempre una buona testimonianza a tutti, ma, c'invita anche a subire un po' di disapprovazione. Infatti, quando "tutti" dicono bene di noi, significa che, in qualche modo, noi siamo venuti meno alla fedeltà: abbiamo taciuto, anziché condannare il male quando avremmo dovuto accusarli; e siamo venuti meno alla testimonianza! 



Infine "Ma a voi che ascoltate". 

Fra i gaudenti e i sofferenti, c'è un terzo modo di essere; e a questi Gesù si rivolge con altre parole, ed ognuno di noi può benissimo essere uno di loro: Leggiamo dal v.27 al 38..........: 

È sorprendente notare che, il ribaltamento delle cose a chi ascolta veramente (nel senso che accetta la Sua parola), deve avvenire già ora, mentre è qui. 

"Amare i nemici" non è né logico, non é istintivo, non é vantaggioso, non é apprezzabile. Non ci piace passare da stupidi, e neppure per codardi... Così, pure tutte le altre indicazioni di Gesù, in questi versetti... 



Egli sa che i peccatori ed i pagani fanno del bene a chi fa loro del bene, e benedicono chi li benedice. Ma, mentre questo comportamento, qui, si spaccia per un grande merito, Gesù dice che questo è il comportamento dei peccatori, e che non avrà alcuna ricompensa ! 

Ma, "se date senza sperare di ricevere", e date a chi vi fa del male, è qui che si nota la differenza tra chi appartiene al Signore e chi no! Ecco per chi è stato preparato "un gran premio nei cieli"! v.35 

Per il semplice motivo che la vendetta e le ricompense, vuole farle Lui! Perché Lui soltanto è: il Giudice e Signore. 

  

Perché Egli è "benigno verso gl'ingrati e i malvagi"! Infatti, noi credenti, non eravamo dei malvagi e degl’ingrati? E talvolta lo siamo ancora ? Eppure, il Signore ci ha fatto grazia... 



Ora, Egli si aspetta che i Suoi figli seguano le Sue norme e le Sue orme, giacché ha dato il Suo Spirito per farlo comprendere. Solo così, saremo "figliuoli dell'Altissimo". 

  

  

E conclude con i vv.36 a 38 che è il filo logico di tutto il Suo messaggio: "Siate misericordiosi com'è misericordioso il Padre vostro". 

  

Vediamo allora che la nostra vita dipende sempre tutta da un fatto: se è vero che Dio è nostro Padre, Lui lo vede da come Gli abbiamo dato in mano le redini della nostra vita? 

  

Conclusione. 

Credo che tutto questo ci costringe ad una considerazione: 

Coloro che sono realmente nati dalla grazia, avranno come frutto una vita di grazia ! È questo che farà un collaudo se siamo realmente Figli dell'Altissimo che è benigno verso 

In fine, è importante osservare che oggi, tutti si lamentano di questo mondo e di questa vita: della fame, delle ingiustizie, delle malattie, della violenza e di ogni altro male. Ma se potessero capire, credere e darsi da fare, siccome tutto il male presente verrà trasformato in bene e ci sarà la felicità, per coloro che accettano il Signore, allora si rallegrerebbero e gioirebbero ed esulterebbero per averlo fatto!.. 



Che dire di chi gode di questo mondo, senza il Signore? 

Per essi verrà il momento in cui le cose si ribalteranno e dovranno cominciare a tremare e a piangere senza alcuna speranza di soluzione! 

Amen